Eccomi. Con il mio bagaglio di nevrosi, e tanta strada alle mie spalle, che, se ci penso, è stata un susseguirsi di svolte e bivi, ma che quando mi volto è una sola. E altra strada davanti, forse, oltre l'oscurità di ciò che seguirà fra pochi istanti, tra qualche ora, magari mai. Eppure, non sono io.
Ecco le sofferenze che ho causato, tante, meschine o sbadate, e altre che ho patito che a ben vedere hanno la stessa natura. E se mi penso fra quelle sofferenze, mi sento spossato, piegato e stanco. E questo neppure sono io.
Allora mostro i miei sogni, così tanti, così difficili, e per alcuni è già tardi, e per altri non ho altro desiderio che vederli sopiti. Sogni grandi, enormi, da far girare la testa. Sogni che ti fanno stare meglio, sogni di vendetta, sogni di dolcezze per persone che non ho ancora incontrato, sogni di evasione dalle difficoltà, sogni che a volte hanno abbreviato la mia vita, quando speravo solo di trovarmi al più presto di là di un ostacolo, cosa che è immancabilmente sempre accaduta, ma che mi ha sempre lasciato derubato di giorni, ore, mesi... E questo sognatore, davvero, non sono io.
Meglio ciò che so fare, per predisposizione o perché sono stato testardo ed ho imparato, oppure perché me lo hanno imposto. A volte solo per caso, a volte con uno scopo preciso, ecco tutto quello che so fare. E se per qualche assurda ragione non potessi più farle? Chi sarei allora? No, non sono ciò che so fare, non sono io.
Le parole allora. Le parole che mi girano per la testa, quelle inutili, quelle utili ma di cui non ho memoria, quelle nelle altre lingue, i concetti, la mia voglia di insinuarmi tra le pieghe delle frasi, solo per rivoltare tutto, e fare di tutto un niente. Sono io, questo, ma in una piccola, impercettibile parte.
Forse sono qualcosa che si può solo dedurre, forse solo uno che mentre tutti sono in un modo, lui è semplicemente in un altro. Forse non sono niente, se non una parte smembrata della coscienza collettiva. Forse sono un dato statistico. Forse solo il portatore di una variabile genetica. Forse un eletto... Più probabilmente, un dannato. Oppure la virgola nel discorso di un pazzo, o l'eco di una parola, o il segno dei tempi, o l'anima, o qualcosa, solo qualcosa.
Né mare, né terra, né Vita, né Amore. Solo mani, sangue, occhio, naso, altro occhio, gambe, cervello, coordinazione, sesso, auto-conservazione.
Solo io. Io non so cosa sia. Abitudine, credo. Bisogno di compagnia. Distinzione. La verità, è che sono in viaggio, e finché sono vivo, non smetterò di farlo.
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