Associazione Matthias Filippone Thaulero
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Scuola di giornalismo di Perugia
Piano, piano (di Matthias Filippone Thaulero)
 


Mi metto a passeggiare
e la gente lì a guardare (piano, piano).
Sono calmo e resto zitto,
vado avanti e non la smetto (di fare piano, piano).
Non mi voglio innervosire,
apro bocca per tossire (però piano, piano).
Chiedo scusa se ho sbagliato,
guardo in basso e me ne vado (vado piano, piano).

Faccio tardi in discoteca,
poi tradisco la mia amica.
Non mi sposo, resto a casa
ma non faccio mai la spesa.
Leggo poco, bevo molto,
scrivo male e non ascolto.
Non so vivere o morire,
spendo soldi senza ringraziare.

Grazie tante per la vita
che mi è stata regalata;
lacerata, ritagliata,
chiusa in busta e rispedita
ad un mittente sconosciuto,
al di là di ciò che è noto,
dove rompere è proibito,
stare zitto è consigliato.

Yeah, yeah, yeah

Mi sento ormai cadere,
voglio correre, scappare (però piano, piano),
vittima casuale
di un male generazionale: fare piano, sempre piano;
saper correre e dovere
imparare a rallentare, a fare piano, piano;
imparare a camuffare,
ascoltare ed annuire (piano, piano).

Forse devo maturare,
forse solo diventare
un cinquantenne illuminato,
arricchito e ben rasato.
Poi magari adoperare
slogan rivoluzionari
per potere mascherare
la mia voglia di occupare

ogni luogo, ogni spazio,
ogni posto redditizio,
ogni pulpito del cazzo
per potere predicare
la mia bibbia universale,
il mio credo trentennale:
«Voi avete ereditato
un mondo giusto e riformato!»

Yeah, yeah, yeah


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